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HIV e AIDS

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  BACKGROUND SCIENTIFICO E RAZIONALE

Diversamente da altri virus, l’HIV ha diverse caratteristiche che rendono particolarmente difficile debellarlo. Negli ultimi 20 anni, i principali sforzi per lo sviluppo di un vaccino sono stati concentrati sull’utilizzo della proteina dell’involucro dell’HIV (gp120 o Env), nel tentativo di stimolare nell’organismo la produzione di anticorpi anti-Env capaci di neutralizzare l’infezione della cellula da parte dell’HIV. Teoricamente, gli anticorpi specifici per l’Env dovrebbero impedire l’entrata del virus nelle cellule. In caso di successo, un vaccino basato su questo razionale, indurrebbe un’ “immunità sterilizzante”, cioè impedirebbe alle persone vaccinate di contrarre l’HIV.

Tuttavia, i risultati dei vaccini basati sull’Env, sia in sperimentazioni precliniche che in sperimentazioni cliniche, sono stati storicamente deludenti. Infatti, un vaccino basato sull’Env prodotto da Vaxgen, ha fallito nell’indurre protezione nei volontari nel corso di trial clinici di Fase III. (Pitisuttithum P, Gilbert P, Gurwith M, Heyward W, Martin M, van Griensven F, Hu D, Tappero JW, Choopanya K; Bangkok Vaccine Evaluation Group - J Infect Dis. 2006 Dec 15;194(12):1661-71).
Più recentemente, un trial clinico di fase III basato sul sottotipo B ed E di Env condotto in Tailandia in collaborazione con la "US Army" ha mostrato un'efficacia limitata (Vaccari M, Poonam P, Franchini G - Expert Rev Vaccines 2010; 9(9):997-1005).

Si ritiene che i candidati vaccinali basati su Env abbiano fallito perché le proteine dell’involucro esterno dell’HIV mutano rapidamente. A causa di questa caratteristica, il sistema immunitario non è in grado di riconoscere e combattere tutte le nuove varianti del virus. E’ un po’ ciò che accade con l’influenza ogni anno, ma l’HIV muta molto più velocemente dell’influenza.

Più recentemente, sono stati sviluppati altri approcci volti ad indurre una potente risposta da parte di linfociti T contro altri antigeni dell’HIV. Tuttavia, anche questi vaccini hanno prodotto risultati deludenti.Un esempio è rappresentato dal recente trial della Merck (http://www.merck.com/newsroom/press_releases/research_and_development/2007_1107.html) basato sui geni di gag, pol e nef, che non ha fornito alcuna protezione ai volontari. Questi ultimi risultati provengono da uno studio internazionale in parte finanziato dai National Institutes of Health (NIH) in USA.

I fallimenti di questi approcci vaccinali in studi preclinici e clinici hanno spinto i ricercatori del Centro Nazionale AIDS presso l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) a seguire un approccio radicalmente differente. I ricercatori dell’ISS, guidati dalla Dott.ssa Barbara Ensoli, hanno concentrato la loro attenzione sul tat, un gene regolatore fondamentale per l’HIV e sul suo prodotto specifico, la proteina Tat, quale candidato vaccinale.

I geni regolatori, incluso tat, esprimono le corrispondenti proteine molto presto dopo l’infezione, poiché queste sono essenziali per la replicazione del virus. Questi geni virali concorrono alla patogenesi della malattia indotta da HIV. Essi, inoltre, rispetto agli altri geni virali, mutano meno e si mantengono relativamente uguali in tutti i tipi di HIV presenti nel mondo. In particolare, la proteina Tat è rilasciata dalle cellule infette e rende le cellule vicine più prone all’infezione, concorrendo così alla propagazione del virus nell’intero organismo. Queste caratteristiche fanno della proteina Tat un candidato ideale per lo sviluppo di un vaccino.

Gli scienziati Italiani dell’ISS seguono una strategia finalizzata non solo alla prevenzione dell’infenzione virale, ma anche a bloccare la replicazione e la trasmissione del virus, e a bloccare lo sviluppo dell’AIDS nei soggetti sieropositivi. I ricercatori ritengono che Tat possa essere un eccellente candidato per lo sviluppo di un vaccino sia preventivo che terapeutico contro l’HIV-1.

 

 

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